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Cappella dell'Assunta

Conosciuta anche con il nome di "Confraternita" oppure Chiesa del Camposanto, la Cappella dell'Assunta è un edificio ricco di storia, menzionato nel diploma di Enrico III a favore del vescovo di Asti nel 1041 e ricordata come dipendente dalla Pieve di San Quirico "de Vultonice": "plebs Sancti Quirici de Vultonice cum titulo sancti Martini et cum Marasco, cum titulis de Ciliaro et Rocheta usque in Eleza et Cosina et omnibus pertinenciis... ".
Esaminando il testo non c'è dubbio che il San Quirico era sede plebana preposta ai tituli di Cigliè e Rocca Cigliè, per i quali il diploma ha cura di precisare i confini, che perdurarono per Asti ancora per molti secoli.
I confini sono delimitati "usque in Eleza et Cosina": si tratta dei due torrenti Cosina ed Arzola, i quali nascendo dall'Alta Langa di Murazzano, vengono a delimitare il rilievo collinare sul quale sono posti Cigliè e Rocca Cigliè.
Quasi certamente Santa Maria di Rocca Cigliè, che fu chiesa parrocchiale per parecchio tempo, si trovava nel sito dove adesso sorge la Cappella dell'Assunta, presso il Camposanto.
Don Carlo Mondino, parroco di Rocca Cigliè nella prima metà del secolo XX, afferma che verso il 1450 fu costruita la nuova chiesa parrocchiale, in paese, addossata alle mura del castello.
Nel 1583 avviene la visita apostolica di Monsignor Peruzzi che scriverà:
"Visitavit ecclesiam S.te Marie, que est sita extra sed prope oppidum. Olim erat parrocchialis; constat unica navi, tecta tegulis, figuris vetustis et in ea sepeliuntur cadavera ".
La chiesa aveva tre porte di cui una soltanto era chiusa chiave mentre le altre due erano chiuse dall'interno con una sbarra di legno.
L'altare maggiore era in muratura e sopra di esso vi era una statua in legno della Beata Vergine. Non vi erano ornamenti, né redditi o legati.
Ad esso si celebrava nel giorno dell'Assunta e in altri tempi per devozione del rettore o della gente. Il cimitero, posto attorno alla chiesa, era aperto da tutte le parti, per cui il visitatore dispose che fosse chiuso nello stesso anno 1583 o da mura o da uno steccato in legno. Mons. Peruzzi diede inoltre disposizione che nel cimitero fosse posta una grande croce.
Nel 1583, il visitatore apostolico, Mons. Angelo Peruzzi, parla di "figuris vetustis" (immagini antiche): parte di questi affreschi sono ancora oggi esistenti, e sono databili almeno alla metà del secolo XV.
Le pareti interne offrivano agli occhi del visitatore immagini di Santi e scene della passione di Gesù Cristo. Coperti dall'intonaco questi dipinti furono destinati ad avere nel corso dei secoli una lunga, inesorabile agonia, sia perché decurtati e manomessi per modifiche e trasformazioni strutturali sia perché collassati naturalmente.





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